Sono contrario al perbenismo, inteso come pratica di apparire in un modo che non ci appartiene per avere maggiore credibilità o un ruolo rispettabile.

Mio padre mi ha insegnato che ogni eccesso fa male: fumare troppo, mangiare troppo, bere troppi alcolici equivale esattamente a fare troppa palestra, a mangiare troppe verdure e ad essere troppo buoni con tutti.

Mia nonna mi ha insegnato che si può vivere con poche cose, con pochi vestiti, con poco cibo, con poca acqua. Sfarzo, cosmetici e parole sono superflui.

Mia madre mi ha insegnato la concretezza dell’attimo in cui una decisione va presa. Si può stare in equilibrio su una corda per tanto tempo, ma poi bisogna scegliere se ricadere alla sua destra o alla sua sinistra.

Personalmente ho imparato una cosa: per quante cose brutte possano accadere nella nostra vita, continuo ad amare, ad avere fiducia nelle persone e nel mondo, a credere nel progresso e nella continuità dell’esistenza. Ma con intelligenza, non per partito preso, non per infatuazione o per opportunità. Spesso mi fermo, guardo il dorso della mano e mi sveglio. È il mio modo per fare tabula rasa di pensieri e preoccupazioni per lasciare spazio alle cose davvero importanti. O almeno a quelle che credo lo siano.