Come recita la descrizione lunga della sua pagina Facebook, Solchi innanzitutto “è una comunità di appassionati, di collezionisti, di amanti del disco in vinile, di gente pazza per la musica”. La storia è fatta di persone e sono sempre le persone a doverla raccontare.

La scena

Prima di raccontare il progetto Solchi, è doveroso dare alcune informazioni sul contesto in cui è calato.
La città è Salerno, il vinile è il mezzo: quel particolare e tanto osannato supporto analogico che è tornato alla ribalta insieme alle irrefrenabili ondate vintage e revival non solo di generi musicali, ma soprattutto di oggetti culto. I solchi, non a caso, sono esattamente parte integrante del disco in vinile, sono il percorso obbligato della puntina in grado di generare i suoni.
La scena musicale di riferimento è principalmente house, funk e soul: attorno ad essa si muovono e vivono e si appassionano decine di DJ salernitani, collezionisti, selector. Tutti impegnati nella crescita culturale del luogo in cui vivono.

Il progetto

Nell’estate del 2016 erano evidenti alcuni fatti: in una landa desolata come Salerno, dove l’offerta musicale era al minimo storico, dove i locali del by night sono stati penalizzati, dove la Movida si era spostata in altri lidi, numerosi DJ, appassionati, clubber, ma anche una fetta di ragazzi in cerca di opportunità di divertimento, erano accomunati dal forte sentimento di smarrimento e, diciamolo chiaro e tondo, di noia.
Solchi, progetto e name, nasce dalla felice intuizione di Enzo Iannece aka N-Zino che, forte del glorioso e a tratti geniale progetto 180gr, riunisce attorno a sé alcune personalità per creare una comunità affiatata e dagli stessi obiettivi.

 

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Enzo Iannece aka N-Zino

N-Zino spiega così il progetto:

Quando ho pensato a SOLCHI avevo in mente quello dei vinili ma immediatamente dopo ho pensato alle rughe sul volto delle persone mature. I SOLCHI sono anche tracciati nel terreno che, secondo vecchie tradizioni religiose, si eseguono di notte.
I SOLCHI mi piacciono perchè racchiudono Musica, Maturità, Passione. Proviamo a tracciarne qualcuno!

Il racconto

Tutti lo chiamano storytelling ma preferisco chiamarlo racconto.

Come si fa nella stesura di un romanzo, il racconto del progetto attraverso Facebook doveva essere stimolante, affascinante, per niente autoreferenziale, di vaste vedute, di ampio respiro. Doveva coniugare il grande mondo della musica internazionale con le esigenze di un gruppo locale, di una comunità fatta di persone e storie.
Innanzitutto si è invertita la rotta per quanto riguarda il linguaggio e la sintassi: basta con frasi brevi da slogan e, invece, avanti tutta con periodi lunghi, lunghissimi, in cui si esprimono per bene i concetti, si sviscera la storia fino al suo profondo. Insomma con un racconto potente e stimolante indirizzato ad un pubblico realmente interessato a conoscere, ad informarsi, ad apprezzare e, perché no, a dire la propria.
Dalla nascita del funk con James Brown, al soul di Marvin Gaye, all’house music di Frankie Knuckles, fino ad arrivare a Tullio De Piscopo: si è cercato di evidenziare la sottile linea rossa che attraversa l’oceano dagli USA fino alla Campania, fatta di suoni e ritmi e di atmosfera e liriche.
Ma non solo: in questo flusso storico che va alle radici della musica, si è parlato del Loft di David Mancuso a New York, ma anche di Disclan di Luciano e Mario Maysse, con una foto di repertorio rarissima, e di Luca Beguine. Questi luoghi culto, santuari assoluti della musica, pur avendo migliaia di chilometri a separarli, hanno in comune quel ruolo e quella filosofia assolutamente apolide.

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Disclan di piazza Malta: fra i post più apprezzati sulla pagina Facebook, dove la copertura organica supera quella a pagamento.

La crew

Come si è detto una comunità è fatta di persone e ciascuno ha in sé un sentimento diverso. I sopravvissuti della landa desolata, quelli che lottano ogni giorno per affermare la musica e la storia che essa cela, sono stati riuniti in una crew, ennesimo inglesismo per definire un gruppo ristretto di amici con un obiettivo comune.
E quindi N-Zino, Giovanni Damico, Fabio Grillo, Tonico Settanta, Alfredo DJArnold, Mario Ruggiero, Paolo Caravano, Marco Viscusi, Sara Scarabino, Uncanny Mob e Francesco Sabatino hanno formato un nucleo che ruota attorno ad una stessa visione della musica, alla nu disco in tutte le sue sfaccettature e connotazioni.

 

La comunicazione

Solchi quindi ha una doppia anima: da un lato è un incubatore di notizie, di storie, di percorsi musicali da raccontare e condividere con la propria comunità; dall’altro è un momento di ritrovo, di aggregazione musicale purissima e sana, lontana dalle solite dinamiche da discoteca e più vicina al concetto originario e atavico di Club.
Ovviamente le due anime non sono scollegate fra loro: si è cercato di mettere visivamente in relazione la community con il club.

 

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La locandina/disco del VOL. 1 di Solchi.

Ed è così che nasce il disco VOL. 1 di Solchi: la crew ha prodotto materialmente una serata, un evento dove si ascolterà la loro musica fissato per venerdì 21 ottobre 2016.
La locandina della serata è effettivamente la copertina di un fantomatico E.P., con il SIDE A e il SIDE B che altro non sono che i due momenti distinti della serata.

Special guest sarà Patrick Gibin aka TWICE, DJ e producer della famiglia di Sounds Familiar, la stessa di artisti del calibro di Volcov e Sadar Bahar.

Ovviamente ci saranno tante altre serate e, di conseguenza, tanti altri dischi da stampare e distribuire e affiggere sui muri della città.
Solchi è un progetto in crescita che ha sede al BEA’Z Club (via Porto, 1 – Salerno) e che è animato da una forte passione di tutta la crew e di tanti amici. SUPPORT!